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07-02-2014 - Milleproroghe, emendamento fa slittare di 1 anno aumento quota FER per i nuovi edifici.

Rinvio dal 1° gennaio 2014 al 1° gennaio 2015 dell'aumento dal 20% al 35% per riscaldamento, raffrescamento e acqua calda sanitaria
Slittamento di un anno dell'obbligo dell'utilizzo delle fonti rinnovabili nel caso di edifici nuovi o sottoposti a ristrutturazioni rilevanti.
È quanto dispone un emendamento della Lega al disegno di legge di conversione del decreto Milleproroghe (DL n. 150/2013), approvato oggi dal Senato.
La normativa attuale
In base a quanto stabilito dall'allegato 3 al Decreto Rinnovabili (n. 28/2011), dal 1°gennaio 2014 aumenta il valore minimo di utilizzo delle Fonti Energetiche Rinnovabili (Fer) dal 20% al 35% di produzione di energia per il riscaldamento, il raffrescamento e l'acqua calda sanitaria. Per la precisione, il decreto ha fissato i seguenti target:
a) il 20% della somma dei consumi di acqua calda, riscaldamento e raffrescamento quando la richiesta del pertinente titolo edilizio è presentata dal 31 maggio 2012 al 31 dicembre 2013;
b) il 35% della somma dei consumi di acqua calda, riscaldamento e raffrescamento quando la richiesta del pertinente titolo edilizio è presentata dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2016;
c) per il 50% della somma dei consumi di acqua calda, riscaldamento e raffrescamento a partire dal 1° gennaio 2017.
Rinvio di un anno con un emendamento al Milleproroghe
L'emendamento, approvato a larga maggioranza dal Senato, contrari M5S e Sel, introduce il rinvio di un anno degli obblighi di cui ai punti a) e b):
a) il 20 per cento quando la richiesta del pertinente titolo edilizio è presentata dal 31 maggio 2012 al 31 dicembre 2014;
b) il 35 per cento quando la richiesta del pertinente titolo edilizio è presentata dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2016.
AiCARR: quasi impossibile raggiungere tale limite negli edifici adibiti a uffici
In riferimento all'aumento, dal 1° gennaio 2014, del valore minimo di utilizzo delle Fonti Energetiche Rinnovabili (Fer) dal 20% al 35% di produzione di energia per il riscaldamento, il raffrescamento e l'acqua calda sanitaria, il presidente di AiCARR, Michele Vio, ha evidenziato nel dicembre scorso che “il raggiungimento di tale limite sia di fatto quasi impossibile, negli edifici dedicati al terziario ed in particolare adibiti ad uffici”.
“I nodi vengono al pettine, dal momento che AiCARR – ricorda Vio - aveva già evidenziato il problema oltre due anni fa, quando pubblicò il suo position paper, ancora scaricabile liberamente dal proprio sito.  Tutto dipende da come è concepito il Decreto 28/11: le fonti rinnovabili possono essere sfruttate solo nel riscaldamento invernale e nella produzione di acqua calda sanitaria, non nella climatizzazione estiva, a meno di non utilizzare il “solar cooling”, tecnologia affascinante, ma poco adatta al nostro paese, non fosse altro per gli enormi spazi richiesti, prima ancora dell’elevato costo, spazi poco compatibili con uno sviluppo verticale degli edifici. Escluso il solare, l’alternativa più naturale è quella delle pompe di calore, ottime anche per la climatizzazione estiva. Il gioco è quello di coprire il fabbisogno estivo di raffrescamento con il surplus di produzione da FER in inverno e nella produzione di acqua calda sanitaria, quest’ultima del tutto trascurabile nel caso di uffici.
Un esempio
Una pompa di calore con efficienza media stagionale pari a 4 era in grado di soddisfare il limite del 20% in edifici con un rapporto di fabbisogno annuo in raffrescamento 2,75 volte superiore al fabbisogno annuo in riscaldamento, per cui è sempre stato abbastanza facile rientrare. Con l’aumento del limite al 35%, questo rapporto scende drasticamente: il fabbisogno annuo in raffrescamento coperto dal surplus è solo 1,14 volte superiore al fabbisogno annuo in riscaldamento. Di conseguenza, scatta il previsto “impedimento tecnico” perché quasi nessun edificio per uffici è in grado di rispettare il limite di legge. Ognuno è libero di fare come vuole, anche di usare sistemi tradizionali a bassa efficienza, con buona pace dello spirito del Decreto”.
In questo quadro la brutta figura la fa il progettista. “Come fa – si è chiesto il presidente di AiCARR - uno studio professionale “di fama” a spiegare al proprio cliente che non è in grado di rispettare un Decreto Legge a favore delle tecnologie innovative? Come spiega che si tratta di un testo sbagliato? Che difesa ha nei confronti del cialtrone di turno che propone qualche soluzione fantasiosa?”.